Dove portare i bambini oggi? In un parco avventura | Intervista a D.Novara

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bambini e natura

Dove portare i bambini oggi? In un parco avventura | Intervista a D.Novara

I BAMBINI HANNO BISOGNO DI NATURA (E DI PARCHI AVVENTURA)

Se non sai dove portare i bambini oggi, questo articolo può darti un grande spunto di riflessione. Sembra incredibile ma oggi la medicina mondiale riconosce il cosiddetto “disturbo da deficit di natura”, una patologia individuata di recente, cui rischiano di andare incontro tutti quei bambini che non hanno la possibilità di confrontarsi con l’ambiente non civilizzato. Parchi Avventura Italiani ne ha trattato nel corso del Meeting del  2014, con un intervento del prof. Fabrizio Bertolino (vedi http://ow.ly/qvZS304c7Cu).

Il primo a parlare di “deficit da natura”  – nel libro “L’ultimo bambino dei boschi” edito in Italia nel 2006 – è stato Richard Louv, esperto americano di psicoterapia, consigliere del National Scientific Council, fondatore del Children and Nature Network, editorialista del New York Times e del Christian Science Monitor. Louv ha coniato il termine Nature Deficit Disorder per inquadrare alcuni disturbi come stress e difficoltà di concentrazione – fino ad arrivare a stati di ansia e depressione – riscontrati in alcuni piccoli pazienti vissuti nell’ambiente iper-civilizzato e spesso iperprotetto delle grandi città.

 

L’intervista

Per capire se il parco avventura può giocare un ruolo benefico in questo contesto, abbiamo deciso di approfondire l’argomento con il dottor Daniele Novara, pedagogista, consulente e formatore, nonché fondatore del Centro Psicopedagogico per la Pace e la gestione dei conflitti, che ha accettato di buon grado di rispondere ad alcune nostre domande.

Il punto di partenza è che al giorno d’oggi i bambini stanno perdendo (o non conoscono proprio) il contatto con il mondo naturale, il gusto di arrampicarsi sugli alberi, di correre nell’erba alta, di sporcarsi di fango o di terra. La maggior parte del tempo viene trascorsa al chiuso nelle aule di una scuola –che spesso non hanno sufficienti spazi di gioco all’aria aperta – oppure in palestre e ludoteche.  Pochi quartieri, soprattutto nelle grandi città, possono contare su ville comunali e prati in cui giocare in sicurezza e gli impegni lavorativi full time dei genitori fanno il resto. Tutto questo, fino a pochi anni fa, era considerato una normale evoluzione della vita moderna e non destava particolare preoccupazione, ma oggi ci si è resi conto che, se portato all’eccesso, può sfociare in una vera e propria patologia e bisogna correre ai ripari. Riscoprire gli spazi aperti, agevolare i nostri figli a immergersi nella natura non appena possibile, quindi e in questo senso i nostri parchi avventura consentono ai ragazzi di provare esperienze nuove, di testare la loro abilità, ma anche di misurarsi con spazi aperti, altezze, velocità e gravità.

Dottor Novara, cosa pensa delle nuove generazioni che, in particolar modo in città, vivono sempre meno il rapporto con la natura?

 Penso che stiano perdendo moltissimo, il rapporto con la natura consente di crescere sani e soprattutto senza fretta. Sembra uno slogan, ma in realtà il contatto con la natura fornisce continui stimoli ai bambini e ai ragazzi, consente loro di misurarsi con se stessi e con gli altri, di imparare osservando. La natura offre continue suggestioni e vivere in deficit di natura, può significare ammalarsi. I bambini hanno bisogno di natura, di aria aperta, di luce naturale, di correre e muoversi, di sbucciarsi le ginocchia.

Quanto, secondo lei, l’esperienza di un parco avventura può essere importante nella crescita dei ragazzi?

 La ritengo importante per la possibilità di mettersi in gioco e di sperimentare il senso del limite, di affrontare prove di coraggio, ma in un contesto protetto e con le dovute protezioni fisiche. Si accede alle attrattive del Parco solo con il casco, l’imbrago ed i vari dispositivi di sicurezza previsti dalle norme. Nel Parco avventura un ragazzo compete soprattutto con se stesso e viene messo di fronte a sfide personali, il raggiungimento degli obiettivi che si prefigge serve senza dubbio a confermare una certa sicurezza e a vivere un precedente positivo sulla possibilità di affrontare alcune possibili paure.

Quindi è una sfida principalmente personale, ma può influire anche sulle dinamiche di gruppo? 

Anche, perché si possono sperimentare azioni di solidarietà, di problem solving, di sostegno reciproco e conforto nel caso di sfide non accettate o di fallimento nella risoluzione dei problemi.

I parchi avventura vengono utilizzati anche per attività di team building lei ritiene che possano essere utili anche nel migliorare le dinamiche interne al gruppo-classe tra i ragazzi in età scolare? 

Come ogni attività che mette alla prova, che fa misurare le proprie potenzialità, si potrebbe anche utilizzare per affinare alcune dinamiche interne alla classe, io però ritengo che dovrebbe servire a fare l’esperienza principale per cui è nato, cioè divertirsi e basta.

Per divertirsi e basta, però, ci sono anche i parchi gioco cittadini. Dove sta la differenza, secondo lei? 

Il Parco Avventura è strutturato in maniera particolare e fa fare esperienze molto legate alle attività della montagna. Sono solitamente costruiti in aree boschive dove gli alberi sono i principali elementi su cui svolgere le attività. I fruitori dei Parchi avventura sono invitati a sperimentare le loro qualità fisiche, camminando attraverso percorsi elevati più o meno difficili e vivendo momenti ricchi di emozione. Dentro un parco avventura si fanno esperienze di attraversamento di ponticelli sospesi, salti nel vuoto, scivolamenti con carrucole, arrampicate sui tronchi e via di questo passo. Si discosta quindi parecchio dai parchi gioco cittadini, aree predisposte con attrezzi dedicati al gioco infantile che spesso condizionano l’esperienza perché suggeriscono un utilizzo senza lasciare libero spazio alla creatività.  Nei Parchi Avventura solitamente ci sono vari livelli dal più semplice a quello più ardito, dove si va compiere imprese ad alto tasso adrenalinico. Vi sono percorsi dedicati ai più piccoli, a ragazzini, ad adulti, a temerari, a sfegatati e via di questo passo.

Il parco avventura può essere quindi la risposta a un deficit di natura?

Quest’ultima domanda l’abbiamo tenuta per noi, consci che una simile affermazione sarebbe sicuramente presuntuosa e probabilmente eccessiva, ma certo è che il parco ruota su due cardini fondamentali: la natura e il divertimento. Un divertimento sano e spontaneo che mette il fruitore (in questo caso un minore) di fronte a se stesso e alla propria fisicità. Alla luce di quanto appreso su questa nuova patologia, le parole del dottor Novara hanno un peso notevole, perché conferiscono al parco avventura una valenza non più solo ludica, ma formativa e compensativa nel bagaglio psicoemotivo di una persona. Non più puro divertimento, ma anche sostegno alla crescita, riscoperta di sé e contatto fisico con il mondo circostante. L’amarezza di scoprire le conseguenze di carenze in cui molti “adulti del futuro” si trovano a crescere, viene stemperata dalla consapevolezza del contributo, che nel suo piccolo il parco avventura riesce a dare, ponendosi come ponte tra individuo e natura, tra divertimento e crescita, tra un bambino in deficit di natura e un adulto equilibrato.

 

Chi è Daniele Novara

Daniele Novara, pedagogista, consulente e formatore, nato nel 1957, vive a Piacenza dove nel 1989 ha fondato il Centro Psicopedagogico per la Pace e la gestione dei conflitti, istituto orientato alla formazione e ai processi di apprendimento nelle situazioni di conflittualità.

Negli anni ha ideato, progettato e realizzato attività interattive (tra queste la mostra Conflitti, litigi e altre rotture per ragazzi tra gli 11 e i 16 anni; e gli spettacoli Anna è furiosa per bambini e Cosa vuoi da me, papà? per adolescenti); e ha inventato vari strumenti educativi e formativi: la conversazione maieutica, il Cestino della rabbia, il Cassetto delle Tracce, il Diario dei Conflitti.

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L’ULTIMO BAMBINO DEI BOSCHI (Come riavvicinare i nostri figli alla natura)

– Richard Louv – Feltrinelli 2006

Questo libro, partendo da presupposti psicologici, lancia un forte messaggio pedagogico e di impegno civile esortando a recuperare il contatto con la natura: una corsa all’aria aperta, il gioco nei boschi, una nuotata in un lago, una vacanza in campeggio possono favorire la creatività, la gioia di vivere, la passione, persino il senso critico e la capacità di risolvere i problemi. In modo semplice ma rigoroso, Louv si rivolge a genitori, educatori, insegnanti, ricercatori. Riflettendo sulle difficoltà e i limiti della vita moderna, l’autore propone una soluzione realistica ed efficace ai problemi e offre la speranza che i futuri adulti ritrovino la forza e la vitalità per realizzare un’esistenza serena e appagante.

Analizzando le abitudini e le difficoltà delle nuove generazioni, Louv individua un crescente “disturbo da deficit di natura”, che non è una malattia vera e propria, ma una condizione di vita, un modo di essere. Sono sempre di più i ragazzi che conducono un’esistenza chiusa in interni soffocanti dove regnano videogiochi, computer, televisori, imprigionati in città spesso carenti di aree verdi e dominate da traffico e smog. Tra le paure dei genitori e la difficoltà di movimento e di sfogo in spazi aperti, i bambini e gli adolescenti accusano ogni giorno di più disturbi quali obesità, disattenzione, svogliatezza, noia, depressione, ansia (Da: ilgiardinodeilibri.it).

di M. Cristina Cesa

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